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  • Tatiana Dereani per il Mensile Medio Friuli

Antiche Rogge del fiume Torre e il Segreto


E' un fresco ma bellissimo pomeriggio di dicembre e si decide di andare a scoprire un sentiero che costeggia il fiume Torre. Siamo nel comune di Reana del Rojale a nord di Udine e con molto stupore e meraviglia scopriamo un'area deliziosa e fuori dal tempo. Intorno a noi campi ben curati suggestivi, in lontanza le colline che fanno da guardiano al territorio e poi loro, papere e germani reali ad accompagnarci, che come fosse una danza, si fanno trasportare dall'energetica acqua corrente dalla quale i mulini presenti traevano la forza per essere funzionali.

Acqua che rappresentava una risorsa importante per Udine e le località vicine tanto da diventarne strumento di potere '' I Signori delle acque'' potevano gestire vaste parti del territorio e questo creava conflitti. Dal testamento di Francesco Savorgnan del 1373 appare che questa famiglia fosse così potente da avere giurisdizione fino alle porte di Udine con il titolo di '' Gastaldi delle acque'' .

Risalendo il fiume, il suo rumore e fruscio ci rapisce i sensi e ci ritroviamo nei pressi di un bosco piccolo inizialmente per poi diventare sempre più fitto e assumere un' aria sempre più misteriosa e affascinante. Iniziamo così ad addentrarci e mi viene in mente un racconto, una leggenda che le nonne ci raccontavano quando, sedute vicino allo spolert, eravamo intente a preparare piatti e delizie per i nostri commensali. Quel racconto mi ha colpito, mi ha svelato qualcosa.

ILSEGRETO

In un paese indefinito del Friuli, Berto stava rientrando in casa dopo la giornata di lavoro nel bosco. Era necessario fare in fretta: il buio era alle porte e si sapeva che nelle vicinanze del fiume, ai margini del bosco, era meglio non farsi trovare di notte perchè strane creature popolavano quei luoghi.

Ad un tratto, nel punto in cui la strada si avvicina al fiume, sentì dei canti. Erano tre bellissime Agane che, non credendo di essere viste, si stavano rilassando con i piedi nell'acqua. Berto rimase fulminato dalla bellezza di una di loro, prese coraggio e le andò incontro; i loro sguardi si incrociarono e nacque un'intesa. L'attrazione fu per entrambi fortissima.

Berto le propose di seguirlo e di diventare la sua sposa, lei acconsentì a patto che lui non la chiamasse mai Agana, altrimenti sarebbe sparita per sempre. Le cose andarono molto bene ed ebbero pure una figlia.

L'Agana mantenne i suoi poteri, che erano la preveggenza, la conoscenza delle erbe, la maestria nel tessere e l'abilità nella caseificazione.

Un giorno ebbe la preveggenza di un terribile temporale; consigliò il marito di raccogliere il grano, ma Berto si oppose in quanto non era ancora maturo. All'imbrunire l'Agana andò a falciare tutto il grano e lo mise al riparo. Il marito il giorno dopo se ne accorse e imprecò contro sua moglie per il danno irreparabile che, a suo dire, gli aveva fatto e le disse: '' Tu non capisci niente, sei proprio un'Agana''. Lei svanì in una nuvola di fumo.

Dopo poche ore scoppiò un terribile temporale con grandine e tanto vento, tale da rovinare tutti i raccolti in campagna. Berto fu l'unico ad avere salvato il suo; con la vendita delle semenze diventò ricco. Passò del tempo e lui si risposò con una giovane del paese. La bimba intanto cresceva e diventava sempre più carina e la sua testa era sempre con i capelli ben intrecciati, tanto che tutti le facevano i complimenti.

Il papà un giorno le chiese chi fosse a pettinarla così bene e la bimba rispose che era la mamma; la nuova sposa disse che non era opera sua. La ragazzina disse che era la sua vera mamma a pettinarla. Il papà non ci voleva credere, allora una sera si mise di nascosto a vedere chi fosse a pettinarla.

Da sotto la porta della cameretta entrò un fumo bianco e si materializzò l' Agana. Berto, quando la vide, emise un urlo dicendo ''l' Agana''. Ci fu un gran boato e la figura sparì, questa volta per sempre. Si sa solo che in una radura del bosco dove la piccola andava spesso a giocare crebbe un bellissimo albero e quall'albero fu chiamato '' l'albero dell'Agana''.

Testo tratto dal libro Agane. Fate d'Acqua di B. Bacchetti; T. Dereani Foto E. Turco

( Anguana Edizioni)

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Tatiana Dereani


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