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  • Tatiana Dereani per il Mensile Medio Friuli

Donne Friulane Emigranti Saperi e Mestieri.


La terra friulana è teatro di molteplici fatti storici diversi a seconda dell'area vissuta. L'area della Carnia e della montagna infatti conserva tratti culturali distintivi fino agli anni 50. Moltissime furono le persone che emigrarono oltralpe in diversi momenti storici.

Nel Seicento/Settecento , ad esempio emigrò un terzo di popolazione di cui il 3% di donne; successivamente ci fu una grande emigrazione anche dal 1813 al 1866 quando il Friuli apparteneva al Regno Lombardo Veneto. Si pensi che nel 1818 fu chiuso l'opificio di tessitura Linussio di Tolmezzo fondato da Jacopo di Linussio nel 1740 e definito come il più grande d'Europa. Erano ben 1200 i telai sparsi per la regione che lavoravano per lui; furono create anche le prime forme di lavoro a domicilio per le donne. Dal 1877 l'emigrazione divenne anche transoceanica. Ed infine, agli del inizi Novecento, l'emigrazione riguardò fornaciai, muratori e scalpellini per costruire le nuove parti dell'Impero.

Per quanto riguarda i '' Cramârs'', si può fare riferimento all'articolo dello scorso mese di B. Bacchetti.

Per andare a commerciare all'estero essi utilizzavano la crame o crassigne, il zei o la cosse ( Museo Etnografico del Friuli -Ud o Museo Carnico ''Michele Gortani'' Tolmezzo) ovvero un mobile in legno che veniva portato sulle spalle carico di stoffe, spezie, erbe medicinali. Nello specifico la crassigne o crama era un contenitore con cassetto supportato dalle cinghie che veniva appoggiato sulle spalle.

Nel secolo scorso '' Lis Sedonariis'' che in lingua friulana significa '' cucchiaio'' o mestolo in legno, erano donne che scendevano lungo la regione a vendere gli oggetti casalinghi, fili, cucchiai, utensili che fabbricavano durante l'inverno trasportati con le loro gerle in spalla. L'osteria da ''Fusâr'' di via Pradamano a Udine conserva il nome in memoria di queste donne che lì si fermavano a riposare. E' chiamato ''Fusâr'' perchè si riferisce a colui che fabbricava i fusi utili per filare.All tempo si filava tanto nelle stalle, infatti, esso era il luogo delle '' file'' ovvero luogo dove si raccontavano storie e leggende come questa:

URAGANI DI FATE

Quando pioveva a dirotto e soffiava quel vento di burrasca che si scatena nei temporali, si diceva: '' Oh, arrivano le Aganes''. Noi bambini avevamo una tale paura... Le Aganes avevano una mantellina, si dispiegavano nelle nubi e roteavano negli uragani. Facevano anche cadere tutte le foglie dagli alberi.

Tratta dal libro Agane. Fate d'acqua ( B.Bacchetti; T. Dereani; foto E.Turco) Anguana Edizioni

Andare all'estero a commerciare generava molta ricchezza. Questa veniva riportata in patria e spesso messa a disposizione della comunità. Parte dei dei guadagni veniva investita anche nella realizzazione di scuole per i bambini e bambine. Con i soldi venivano trasformate anche le case: prima erano in legno con il tetto in fascine quindi con il rischio di incendio, poi le fecero in pietra, le abbellirono e misero nella chiave di volta della porta d'ingresso il simbolo distintivo della famiglia o confraternita. La grande ricchezza era manifestata anche attraverso gli oggetti o calici in oro di tradizione tedesca o affreschi.

Le donne della famiglia venivano istruite. A testimonianza vi è anche in un documento di pagamento del 1697 in cui vi è la definizione di ''cramaria''. Questo sottolinea l'importanza del ruolo della donna nel commercio. Un altro documento attesta che la dote avuta da seconde nozze viene investita dal marito 'in rinforzo dei negozi e giri che tiene dalle Parti della Germania' poichè ad alcune fraterne compagnie Cramârs era riconosciuta l'abilità pari'' della mercatura Veneziana''. Lei Marianna moglie di Osualdo dilaziona nel 1763 un credito di una ditta su garanzia dei tessuti depositati a Salisburgo e sempre lei nel 1782 ottiene un finanziamento dalla veneranda Chiesa..

Fonte Archivio di Stato e Parrocchia

La donna emigrante friulana di montagna quindi sapeva leggere e scrivere, aveva conoscenza di contabilità. I figli potevano aver cariche istituzionali come emerge da un documento, il quarto figlio di Orsola, Domenico oltre che a esser commerciante fu consigliere comunale e '' sindaco per un anno'' dal 1789 al 1795.

Diverse le donne friulane che andarono in Egitto da metà dell'ottocento per servire le famiglie benestanti. Esse venivano scelte proprio perchè più istruite di altre donne.

Mentre agli inizi del Novecento l'emigrazione inizia a coinvolgere le professioni dei muratori, fornaciai e artigiani, la Svizzera diventa meta di migrazione di donne per la professione di governanti, bambinaie e come donne di servizio. In tempi ancora più recenti le donne entrarono nelle fabbriche in qualità di operaie.

La donna friulana emigrante era all'altezza dei compiti e delle attività che si immaginavano prettamente maschili; era una contabile, e gestiva l'azienda o gli affari di famiglia. Poi i fatti storici imposero scelte e necessità talmente forti da modificare e deformare professioni, cultura e memorie a cui noi oggi siamo chiamati a ridar luce e verità.

Tatiana Dereani

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